Nel corso degli anni questo lavoro mi ha insegnato ad osservare meglio. A fermarmi e a fare spazio per una silenziosa comprensione. Ho imparato ad imparare che ogni viaggio ha una sua forza. Una forza che si nutre delle energie che doniamo. Nella cura che possiamo mettere in tanti invisibili dettagli. E sì, vogliamo che siano invisibili e che arrivino all’altro solo come accoglienza, attenzione, calore. Il viaggio ha una sua forza che si rinnova nella curiosità, nella sorpresa che improvvisamente incide sorrisi su volti ancora soffocati dalla routine. Ha una sua forza anche in ciò che ci spinge a viaggiare. Da soli per poterci ritrovare, o con gli altri perché anche loro sono un modo per ritrovarci. Per ascoltarci e per ascoltare. La forza è poter condividere senza cambiare ciò che siamo, ma solo dandogli valore e ricevere quello dell’altro.

La forza del viaggio sta nel salutarsi, con gli occhi carichi di gratitudine bagnata da qualche lacrima, perché sì, sappiamo che quello che abbiamo condiviso sarà un ricordo meraviglioso ma siamo consapevoli che non ci rivedremo mai più. La forza del viaggio sta nel dono di sé che ognuno porta, e quel dono non svanisce, diventa pienezza di ciò che si è vissuto. La forza del viaggio forse è anche la sua memoria, quel ricordo che prima non c’era, e che quando affiora ci riempie di bellezza e ci fa rivivere i sorrisi, le risate, la stanchezza che abbiamo condiviso. Il viaggio è spesso metafora della vita, e come tale non può che essere un “elogio dell’impermanenza”. Si consuma, in qualche modo svanisce, come molte persone che ci passano accanto ma non restano. Resta però il dono, e ciò che continuamente diventiamo grazie ad esso…e alla sua forza.

Giulia

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